Può darsi che questo sia solo un pugno di idee mosca, ossia, un mucchio di pensieri che anche se ci sono, perche effettivamente esistono, non servono a nulla. A cosa servono le mosche? Chi lo sa. Però esistono. E io penso che se esistono, qualche motivo ci sarà…Per le cose di cui ci occupiamo in questo blog sul lavoro di casa, accade lo stesso. Chi sa quanto è utile ciò che pubblichiamo? La domanda, sia chiaro, è retorica, non richiede risposta.
Tutti sanno che cosa è una mosca. Certamente nella tua vita hai avuto un incontro ravvicinato con lei. In questo momento, mi gioco il computer( che veramente non è mio…) , ci sono migliaia di conversazioni su di loro…Le mosche. Ed è difficile incontrare qualcuno che ti dica perché sono utili. E allora se parliamo delle mosche, di cui non conosciamo l’utilità, possiamo anche parlare del lavoro di casa di cui ben conosciamo la funzione nella nostra vita.
Ho incontrato talmente tanti modi di porsi davanti al lavoro di casa che ho deciso di dedicarmi in pieno a questo compito.

Un dibattito a parte è di chi non considera questo lavoro come una professione, ma un lavoro di serie B . E ancora più interessante è la visione che molte (moltissime) madri hanno esse stesse, considerando che non è una professione, ma molto di più. Lasciando da parte, al momento, questo riconoscimento se sia o no una professione, consideriamo ora i punti di vista che si hanno su questo lavoro a livello sociale.
• Ci sono quelli che non credono sia necessario “difenderlo” da nessun “attacco”
• Molti pensano che non sia un lavoro ideale in sé, ma che non c’è “rimedio”: o si fa o si fa.
• Altri credono che si dedicano a scopare, lucidare i pavimenti, stirare e lavare gli abiti , tutte quelle persone che non trovano una realizzazione professionale migliore
• Altri ancora, pur dedicandosi a questo lavoro, affermano, senza dubbio, che la vita li ha portati su questa via, ma avrebbero scelto altro
• Ma ho incontrato anche, per di più ogni giorno, gente che non lo cambierebbe per niente al mondo
• E molti altri che, avendo prima svolto un altro lavoro, lo hanno lasciato, preferendo questo.

Come conviene trattare questo lavoro e le opinioni che di esso si hanno? Ancora non lo so.
Tempo fa ho letto un’intervista abbastanza audace a un tuareg che ancora oggi studia Gestione all’Università di Montpelier. Egli difende i tuaregs. Afferma che a volte capita che un popolo sparisca perché non sappiamo che è esistito. E lui non vuole che questo capiti al suo popolo. E come fa? Essendo ciò che è. Non fa niente di diverso da ciò che gli è naturale. Così è nato e così sta vivendo. Ma non è conformista. In ciò che può migliorare, migliora. Di fatto sta lì, in Francia per tornare più dotato al suo paese d’origine.

Accade lo stesso con il lavoro di casa. Da sempre l’ho visto necessario. E credo che la sua utilità mai cadrò nell’oblio. La professionalità con cui va esercitato, può darsi che al momento sia assopita, ma qualunque giorno è buono per risvegliarla. Quando non mi dedicavo a questo lavoro , ho pensato spesso mancava un po’ di “chuleria” per svolgere questi lavori. Un po’ di buon orgoglio quando si dichiarava di dedicarsi a questo tipo di lavoro . essere professionisti della casa per 24 ore al giorno è questione di attitudine. Decidere di andare avanti nella tua casa. Essere quella che sceglie il ruolo di consolatrice . Considerare il servizio come una fortuna…

Il tuareg dell’intervista descrive brillantemente il suo apporto al mondo da cui proviene: pascolare greggi di mucche, pecore e cammelli. Tutti quelli di suo padre. Essendo elevato il suo compito egli non si fermò a questo. Andò a studiare per laurearsi. Non perché pensasse che non vi fosse futuro in quello stile di vita. Al contrario: gli ha fatto vivere anni felici. Ma non scende a patti con l’inerzia. Se può trarre profitto da altre attività o modi di vita, lo fa. Invidiabile attitudine quella del tuareg. Egli dice che qui, in Occidente, abbiamo gli orologi, ma che lì, nella sua regione di Tumbuctù, ciò che hanno è il tempo. E cosa c’è nel lavoro di casa? Questo trovare gente che dedica il suo tempo a pensare come migliorare i modi e i metodi per svolgere il lavoro ordinario di casa. Nella maggioranza dei casi, e includo me stessa, lo facciamo in un modo qualunque. “L’importante è che finisca”, pensiamo. E invece no. Così si spegne la voglia di migliorarsi. È la scorciatoia per impigrirsi e perfino lasciar morire la professionalità del lavoro di casa.

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